Partite IVA 2017, novità: cosa cambia tra contributi INPS, regime minimo e IRPEF

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La partita IVA è un numero rilasciato dall’Agenzia delle Entrate al momento dell’apertura di un’attività; di seguito troverete elencate tutte le novità relative all’anno 2017, cosa prevedono le nuove norme e quali sono i cambiamenti che sono stati di recente introdotti mediante la Legge di Stabilità per scoprire quanto si pagherà di tasse in base alla propria attività esercitata e quali sono le nuove modalità di pagamento.

Partite IVA 2017: regime minimo forfettario

Dal 2017 mediante le modifiche introdotte con il testo della Legge di Stabilità si cercherà di semplificare le norme per il rilascio della partita IVA. Una di queste modifiche riguarda l’aumento della soglia dei ricavi per accedere al regime forfettario minimo. Fino ad oggi il tetto è stato fissato per i professionisti con Partita IVA sotto i quindicimila euro e a partire dal 2017 invece aumenterà giungendo alla cifra di trentamila euro e di diecimila euro per tutte le altre categorie. Gli esercenti di ciascuna attività che intendono adottare tale regime devono dimostrare di essere in possesso dei seguenti requisiti: non eccedere nella soglia di guadagni fissata per lo svolgimento della loro attività, non superare la cifra di cinque mila euro in stipendi distribuiti a collaboratori o soci, ed infine il costo dei beni strumentali non deve essere maggiore di ventimila euro. Alla somma ricavata mediante la moltiplicazione tra i compensi e le attività svolte va sempre aggiunta un’imposta del 15% al posto di IRAP e addizionali comunali e regionali, 10% invece per le start-up. Dal 2017 potranno entrare ed usufruire del regime minimo anche i lavoratori che si occupano di artigianato artistico o di design che esportano la propria merce al di fuori del territorio dell’Unione Europea.

Contributi INPS e IRPEF per il mantenimento della Partita IVA

In base alla soglia di reddito ottenuta, il proprietario dell’attività è tenuto a pagare l’IRPEF, ovvero l’imposta sul reddito delle persone fisiche che si applica in maniera differente in base alla rendita di soggetti e al tipo di attività. Sono tenuti a pagare questa tassa tutti coloro che, residenti o no sul territorio italiano, esercitano comunque la loro attività percependo un reddito in Italia, incluse ditte individuali e società semplici. Il pagamento della somma è proporzionato al reddito e segue questo schema: da 0 a 15.000 euro 23%, da 15.001 a 28.000 euro 27%, da 28.001 a 55.000 euro 38%, da 55.001 a 75.000 euro 41% e da più di 75.000 euro 43%. L’IRPEF viene pagata annualmente entro il 30 novembre se il versamento è minore di 257,52 euro; in caso contrario può essere richiesta la rateizzazione della tassa. Il pagamento della sovrattassa IRPEF non è solo Statale, ma vanno aggiunte anche altre due tasse: quella Comunale e quella Regionale.

Se invece si è iscritti all’INPS in qualità di artigiani o commercianti, in tal caso si è tenuti a pagare una somma fissa se l’attività non ha superato un’entrata di 15.548 euro. Oltre questa soglia si dovrà aggiungere invece una sovrattassa che comunque di norma non va a superare il 23% dei costi aggiuntivi. Se si è iscritti all’INPS, ma in gestione separata, in questo caso non cambiano le modalità di pagamento, ma cambia invece la soglia minima che è di 4.776,35 euro. Anche in questo caso vi è la disponibilità di rateizzare la somma di denaro da pagare.

Last modified: 13 Dicembre 2016