Caos asili, e ora vacilla pure la “Buona scuola”

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di Marco Palombi – Stamattina a L’Aquila riaprirà solo un asilo comunale su tre: per la precisione il “Giovanni XXIII”, scuola materna che si trova in un “Musp”, Modulo scolastico a uso provvisorio, una delle strutture messe in piedi “te m p or a n ea m e nt e” dopo il terremoto del 2009. Le scuole “Ape Tau” e “Primo Ma ggi o”, invece, per ora rimarranno chiuse: “Solo un ritardo tecnico nell’apertura”, ha spiegato l’assessore Emanuela Di Giovambattista. Fatto sta che una cinquantina di bambini piccoli o piccolissimi stamattina cambieranno scuola e, quella che doveva essere loro, forse riaprirà dopo aver “esternalizzato” il servizio. Tradotto: dopo aver passato la gestione dal Comune a una cooperativa sociale. Quale sia il problema – che riguarda tutta Italia e Roma in particolare ve lo abbiamo raccontato sul Fatto Quotidiano di domenica: 10mila insegnanti precari delle scuole materne non possono essere riconfermati e probabilmente finiranno a spasso.
La storia è lunga, quanto semplice: i Comuni, che gestiscono gli asili, sono andati avanti – proprio come le scuole elementari e medie d’altronde – grazie alle supplenze annuali, cioè usando docenti precari per anni e anni. Ora non si può più: una sentenza della Corte di giustizia europea a novembre 2014 ha sancito che vale per la scuola quel che vale per gli altri, cioè che dopo 36 mesi di proroga dei contratti a termine il lavoratore deve essere assunto.
L’INTERPRETAZIONE pratica, ovviamente, è esattamente contraria allo spirito della sentenza: i 10mila insegnanti che lavorano negli asili a volte da oltre 36 mesi – e a volte da più di un decennio – da oggi perderanno il lavoro. Nemmeno possono sperare nelle assunzioni promesse da Matteo Renzi con “La Buona Scuola”: le materne, infatti, sono state escluse dalla riforma e affidate a una legge delega da realizzare nel prossimo anno e mezzo. Questo nonostante non si riuscirà tra elementari, medie e licei a coprire tutti le 102mila e dispari cattedre previste dalla nuova legge (non ci sono candidati adatti per 15-20mila posti, più che sufficienti a mettere a posto gli asili).
Molti Comuni, adesso, non sanno che fare e s’affidano all’improvvisazione: se a L’Aquila pensano all’esternalizzazione, a Roma la situazione è bloccata e – spiega Daniela Mencarelli dell’Unione sindacale di base (Usb) – “c’è il rischio che il servizio non possa essere prolungato oltre le 14.30 per mancanza di personale”. Nella capitale, infatti, gli insegnanti precari degli asili che hanno superato i 36 mesi di contratti sono quasi 5mila.
Un’enormità che giustificano la tensione che s’avverte in città sul tema: ieri in Campidoglio il neoassessore Marco Rossi Doria ha incontrato i sindacati, mentre fuori dalla porta protestavano in centinaia. L’esito al momento è un nulla di fatto: il governo, nonostante le richieste arrivategli dall’An- ci (l’associazione dei comuni) in questi giorni, non ha fatto una piega. D’altronde, formalmente, gli asili non sono competenza dello Stato centrale e Renzi, che pure li usa molto a fini di propaganda, può lavarsene le mani.
NEMMENO “La Buona Scuola”, comunque, se la passa bene. Un paio di sentenze del Consiglio di Stato, l’ultima ieri, hanno complicato non poco l’iter delle 100mila assunzioni promesse dal premier. È l’effetto di una ordinanza, l’ennesima, del Consiglio di Stato su chi è abilitato o meno ad entrare nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae) su cui si basa il piano straordinario di assunzioni: in sostanza, i giudici amministrativi hanno stabilito che nelle Gae vanno inseriti pure 3mila diplomati magistrali, abilitati per asili e elementari, che erano esclusi.
IN ATTESA della decisione di merito, che arriverà tra qualche mese, il ministero dovrebbe comunque – pena l’arrivo di un commissario ad hoc dalla Procura di Milano – cambiare le Graduatorie e permettere a questi 3mila di partecipare alla cosiddetta “Fase zero” delle assunzioni. Problema: la “Fase zero” è conclusa e consiste n e l l’assegnazione di 36mila posti circa tra quelli liberati da chi è andato in pensione e quelli di sostegno. Secondo i legali dei ricorrenti, la procedura andrebbe riaperta, ma al ministero non ci pensano proprio e andranno avanti come niente fosse. Il vero problema è che tutto il processo delle assunzioni straordinarie – in tutto 102mila cattedre – potrebbe essere rimesso in discussione, visto che si basa sulle Graduatorie e parte proprio con la “Fase zero”. Se tornano in discussione le Gae, insomma, teoricamente tutto il processo della “Buona Scuola” potrebbe saltare a colpi di sentenze di Tar e Consiglio di Stato.

Last modified: 1 Settembre 2015